All’interno della Black Room abbiamo lasciato una piccola striscia di macerie, che ricordano lo stato di degrado in cui versava il posto. Una delle cattive pratiche del territorio e dell’abbandono degli spazi storici, è quello di trasformarli in enormi contenitori di macerie e scarti di vario genere. I progetti che si sono succeduti nel tempo e infine il laboratorio di Dimora OZ, hanno portato a una bonifica dello spazio, senza per questo pervenire ai budget per una ristrutturazione completa. La Black Room è uno spazio installativo e fortemente simbolico, una sorta di scatola nera della memoria, che funge da punto di raccordo fra il coworking, dove nascono le idee, e gli spazi espositivi e performativi aperti al pubblico.


Inside the Black Room we have left a small strip of rubble, that recalls the state of decay in which was besetting the place. This is an installation space, highly symbolic, placed between the coworking (where ideas come to life) and the exhibition space. One of the bad practices of the territory and abandonment of historic areas, is to turn them into huge containers of rubble and various types of waste. The projects that have taken place over time and eventually Dimora OZ laboratory, have led to a space reclamation, without reaching any funds for a complete renovation. The Black Room is an installative and strongly symbolic space, a kind of black box of memories, which acts as a connection point between the co-working, where ideas, and exhibition and performance spaces open to the public.