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SUMMARY:Esercizi Rudimentali
DESCRIPTION:Workshop: ore 10.00 alle ore 18.00 per un numero massimo di 10 partecipanti\nPerformance: ore 21.00\nBiglietto: workshop e performance 20€ | solo performance 5€\nInfo & prenotazioni: 3490534941 | 3386177801\nIl posto per il workshop è valido e confermato SOLO al momento del pagamento della quota. La sola prenotazione non garantisce la partecipazione.  \nEsercizi Rudimentali​ è rivolto a performer\, attori\, danzatori\, musicisti\, ricercatori e teorici interessati alla relazione tra suono\, spazio e corpo e alle modalità di ascolto. \nEsercizi Rudimentali​ è un dispositivo di ascolto che viene presentato attraverso performance informali\, pratiche spaziali ed esercizi dedicati alla relazione tra suono\, spazio e corpo.\nSi rivolge a chiunque sia interessato ad utilizzare il corpo come strumento di ascolto\, ricerca ed estensione della capacità percettiva e di movimento in relazione al suono e allo spazio; attraverso semplici esperienze di ascolto e azione\, si pone l’ascoltatore in una condizione di apertura e interscambio con ciò che lo circonda\, con i suoi dintorni\, partendo dalla vitalità del suono per attivare un’abitabilità dello spazio che\, in divenire\, è definita dal movimento del performer. \nEsercizi Rudimentali ​comprende esercizi di ascolto attivo utili per indagare\, partendo dall’osservazione\, la relazione tra il performer e i fenomeni acustici\, la produzione del suono e la struttura del corpo in funzione del suono\, restituendo all’esperienza mobilità e intensità al fine di migliorare la struttura attentiva dei partecipanti e ampliare le modalità di ascolto. \nAl termine del workshop Enrico Malatesta eseguirà una performance all’interno di KaOZ\, progetto curato da DimoraOZ. \n\nBio \nEnrico Malatesta​\, Percussionista. Attivo in ambiti sperimentali di ricerca posti tra\, musica\, performance e intervento site-specific; la sua pratica esplora le relazioni tra suono\, spazio e movimento con particolare attenzione alle modalità di ascolto\, alle affordances degli strumenti e al poliritmo\, inteso come definizione di informazioni multiple attraverso un approccio ecologico e sostenibile all’atto percussivo. \nEnrico Malatesta  ha presentato il suo lavoro alla 54° Biennale di Venezia \\ Padiglione Danese\, per il Santarcangelo Festival\, RomaEuropa Festival\, TempoReale Festival\, il KunstenFestivalDesArts – Before the Codes\, presso la Fondazione Pistoletto\, l’Accademia di Belle Arti di Brera\, la Biblioteca Malatestiana e molti altri.\nÈ stato artista in residenza presso gli spazi di Careof e dal 2015 collabora con Chiara Guidi della Societas.\nHa collaborato con Luciano Maggiore\, Giuseppe Ielasi\, Renato Rinaldi\, Alessandro Bosetti\, Riccardo Baruzzi\, Giovanni Lami\, Sebastiano Carghini\, Lorenzo Senni\, Christian Wolfarth\, Elena Biserna\, Seijiro Murayama\, Glauco Salvo\, Clio Casadei\, Gaia Martino\, Nicola Ratti\, Attila Faravelli\, Adam Asnan. \nenricomalatesta.com \nDimora OZ è un laboratorio di arti visive\, performative e multimediali\, uno spazio transdisciplinare animato da numerosi artisti residenti a Palermo. Dimora OZ è un’art factory che affronta tematiche contemporanee\, creando produzioni\, eventi\, workshop\, con una particolare attenzione alle dinamiche relazionali di collaborazione e partecipazione. \nKaOZ è un progetto collaterale di Dimora Oz che vede uno spazio fisico nel cuore del centro storico di Palermo. KaOZ rientra tra i Manifesta 12 Collateral Events per la dodicesima edizione della biennale di arte contemporanea che si svolgerà a Palermo tra Giugno e Novembre 2018. \n\nCrediti d’immagine: Clio Casadei © produzioni.cc\nGrafica: Fabio R. Lattuca\nSponsor: Pot cucina & bottega\, Masseria La Chiusa\, Qmedia
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LOCATION:KaOZ\, via Francesco Riso\, 55\, Palermo\, Italia
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SUMMARY:Nuove Geografie del Suono
DESCRIPTION:È possibile indagare le trasformazioni dei paesaggi\, dei territori ed i cambiamenti in atto nelle geografie politiche e culturali del mondo contemporaneo\, attraverso le pratiche dell’ascolto?\nÈ intorno a questo interrogativo che si costruisce l’analisi sviluppata da “Nuove geografie del suono” (Meltemi\, pagg. 196\, €18\,00)\, esordio letterario di Leandro Pisano\, curatore e ricercatore già noto in ambito internazionale per i suoi progetti legati alle nuove tecnologie\, al suono ed ai territori rurali (Interferenze new arts festival\, Liminaria).\nSi tratta di un testo che elabora una serie di temi di stringente attualità\, a partire dall’ecologia politica fino alla critica tecno-culturale\, attraverso una prospettiva\, quella degli studi sul suono\, che sempre più va acquisendo rilevanza e spazio non solo nell’arte contemporanea\, ma anche all’interno del dominio delle scienze umane e sociali.\nLe aree rurali\, i luoghi abbandonati\, gli ambienti di confine diventano in questa trattazione spazi estetici inusitati\, attraversati dal suono e dalle pratiche artistiche ad esso legate come dispositivi di indagine.\nÈ una narrazione che connette territori e geografie a diverse latitudini: dal deserto di Atacama in Cile alle aree rurali dell’Irpinia e del Sannio beneventano\, dal Messico al Pakistan\, dal Marocco ai borghi abbandonati in Sicilia\, mettendo via via in questione i concetti di comunità\, identità\, cartografia\, antropocentrismo\, universalismo.\nQuesto libro offre spunti inediti\, sconfinando in territori raramente esplorati nel panorama degli studi italiani\, aprendo la ricerca sul suono ad esiti che lo collocano al di fuori di una prospettiva puramente musicologica\, ma anche in dialogo con essa\, in tensione verso nuovi possibili scenari di indagine.\nIn un contesto in cui si incrociano i contributi significativi di diverse discipline ed approcci\, l’autore ci invita a riscoprire\, “così la possibilità non solo di abitare i luoghi\, ma anche\, una volta di più\, di immaginarli e costruirli rendendoli ambiente complessi e riecheggianti. Facendo esperienza del pensiero\, in ultima analisi\, come un’infinita risonanza”.\nA discutere dei temi trattati saranno\, oltre all’autore\, il semiologo Emiliano Battistini e altri ospiti che a breve annunceremo. \nBIO\nLeandro Pisano\, curatore\, critico e ricercatore indipendente\, si occupa delle intersezioni tra arte\, suono e tecnoculture. È dottore di ricerca in Studi culturali e postcoloniali del mondo anglofono presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Dirige dal 2003 il festival internazionale di new arts Interferenze ed ha fondato nel 2014 Liminaria\, progetto di potenziamento delle reti locali nel Fortore beneventano. \nEmiliano Battistini è dottorando in Studi Culturali Europei presso l’Università di Palermo\, dove si interessa di semiotica e Sound Studies. Musicista e artista sonoro\, lavora nel campo del paesaggio sonoro con il collettivo Ground-to-Sea Sound Collective e con il progetto Vin Voix Valais\, creando installazioni e concerti site-specific. \nPer tutte le info\, i dettagli e per prendere parte all’incontro potete scriverci QUI o contattarci sulla nostra pagina FACEBOOK.
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SUMMARY:Valparaíso meets Palermo
DESCRIPTION:“Valparaíso meets Palermo” è un progetto nato dall’incontro con l’artista e curatore cileno Fernando Godoy e il progetto VacuaMœnia con il sostegno ed il supporto di DimoraOZ\, laboratorio permanente di arti visive\, performative e multimediali.\nDurante la residenza a Palermo\, l’artista avrà la possibilità di indagare ed esplorare i luoghi che\, da un punto di vista sociale e culturale\, possono creare un ponte con la città di Valparaíso.\nAll’interno di uno spazio decostruito\, senza punti di riferimento consueti\, lo spettatore assisterà ad una performance sonora risultato della ricerca sul campo: oggetti di uso comune ed abbandonati diventeranno oggetti d’arte\, oggetti musicali in un processo in cui luce\, suono e spazio interagiranno per dar vita ad un unico processo. \n• BIO\n \n\nFernando Godoy è un ingegnere elettronico\, artista del suono e produttore che vive e lavora a Valparaíso\, Cile. Utilizza diversi mezzi di comunicazione per la ricerca intorno al suono come fenomeno sociale e naturale\, ed è interessato al rapporto tra l’esperienza uditiva ed il territorio. La sua attività comprende registrazioni sul campo\, le tecnologie DIY\, l’elettronica\, le installazioni sonore\, le performance sonore\, le opere radiofoniche\, i progetti web e la composizione sperimentale. Lavora anche come produttore ed è direttore dal 2008 del festival di arti sonore Tsonami\, una piattaforma per la diffusione e lo sviluppo di buone pratiche contemporanee in Cile.
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SUMMARY:Giacomo Vanetti / Unrest Redux
DESCRIPTION:GIACOMO VANETTI/UNREST REDUX\ndi Jessica F. Silvani \nLa fotografia di Giacomo Vanetti è perturbante. Familiare ed estranea allo stesso tempo. Lontano da qualsiasi eroismo e quasi annoiato dal quotidiano\, l’artista dà forma alle proprie visioni e traduce nel processo creativo i propri processi mentali\, negando di fatto la possibilità di una conoscenza razionale della realtà.\nA partire dalla scelta dei supporti e poi nel lavoro in camera oscura l’arte riacquista la propria dimensione di gioco anche formale\, con regole e limiti costitutivi. Alcuni caratteri stabili e ricorrenti come la monocromia del bianco e nero\, il nudo\, il femminile\, sono la materia attraverso cui l’artista sperimenta e indaga le continue possibilità di errore\, integrando nella propria ricerca le distorsioni\, le falsificazioni e le interferenze a cui egli stesso si sente esposto\, come uomo e artista. Non si cercano soluzioni\, non vi sono risposte. Interessato a ricercare quella diversità che costituisca un’alternativa\, Vanetti sperimenta forme espressive basate su una qualche deviazione dal linguaggio (fotografico) comune: quell’ossimoro\, ipallage\, paronomasia o altro in grado di trasmettere l’indecifrabile complessità del sentire umano.\nL’apparente casualità nelle operazioni e nelle scelte è saldamente guidata dall’istinto e la continua ricerca del sublime porta Giacomo Vanetti a cogliere un attimo irripetibile lungo un processo instabile\, destinato a calare. Un processo in cui a ogni passaggio si acquista o perde significato\, un telefono senza fili in cui l’oggetto iniziale viene distorto e trasfigurato da passaggi in successione\, spazio potenziale e luogo di transizione\, tra irreale e realtà\, attraverso cui temperare i propri desideri irrisolti\, quell’universale sentimento di castrazione che affligge l’uomo contemporaneo.\nGiacomo Vanetti si pone in dialogo con quegli agenti esterni\, talvolta ricercati\, talvolta imprevedibili\, che inevitabilmente si interpongono tra il significante e il significato. Quel continuo brusio di fondo che noi tutti avvertiamo. \n\nNota Biografica\nGiacomo Vanetti nasce a Varese nel 1974. Dopo il Liceo scientifico si iscrive alla facoltà di Disegno Industriale del Politecnico di Milano dove si Laurea in Grafica e Comunicazione Visiva nel 2001. Durante la carriera universitaria ha l’opportunità\, grazie ad una borsa di studio\, di frequentare l’Accademia di Belle Arti di Granada dove\, oltre a diplomarsi in litografia\, segue con successo corsi di fotografia\, serigrafia e incisione. Dopo La Laurea\, e dopo una collaborazione con il Politecnico di Milano come Cultore della Materia Fotografica e un periodo di lavoro come assistente fotografo di architettura\, frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia\, sempre di Milano\, collaborando come tecnico di studio. Si diploma in Fotografia nel 2004. L’interesse per la sperimentazione sui mezzi e linguaggi fotografici ha sempre caratterizzato la sua ricerca portandolo ad utilizzare differenti tecniche di lavoro sia analogiche che digitali. Pur dedicandosi con passione anche alla fotografia di reportage e commerciale\, il copro del suo lavoro indaga principalmente la figura umana e il medium fotografico. Ha tenuto mostre personali e collettive in Italia e in Europa e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private.Vive e lavora a Varese.
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